Europa
Il nodo della proprietà privata in Montenegro
26 luglio 2017
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Ho presentato un’interrogazione alla Commissione europea, assieme alla collega Elena Gentile, sulla questione della proprietà privata in Montenegro (sono componente della Delegazione alla commissione parlamentare di stabilizzazione e di associazione Ue-Montenegro). Il processo di adesione dello Stato balcanico all’Unione europea dipende infatti dal rispetto dello stato di diritto e dei valori fondamentali. Tra questi rientra certamente la tutela della proprietà privata da espropri e ingerenze arbitrarie dell’autorità pubblica.

L’interrogazione è nata dopo aver raccolto l’appello di numerosi cittadini e associazioni montenegrine che protestano contro l’uso arbitrario dell’istituto dell’esproprio a fini di “interesse pubblico” da parte delle autorità statali. Abbiamo chiesto all’Ue, insomma, quale sia il livello di conoscenza di questo problema e quale sia la valutazione del livello di tutela della proprietà privata nel Paese, nell’ambito dei negoziati per l’adesione all’Ue.

Il Montenegro è senza dubbio uno dei Paesi del Balcani occidentali più avanti nel processo di adesione all’Ue. Vi sono stati negli ultimi anni ampi margini di crescita e investimenti che hanno modernizzato il Paese in modo incisivo. Non mancano però alcuni nodi che dovranno inevitabilmente essere sciolti per l’ingresso di Podgorica nell’Ue. Uno di questi attiene al concetto di proprietà privata, che non è completamente tutelata. La nozione stessa di interesse pubblico risulta troppo ampia e vaga, lontana quindi dagli standard giuridici degli Stati membri dell’Ue.

La nostra interrogazione nasce da numerose e ripetute segnalazioni da parte della società civile montenegrina sull’uso arbitrario dell’istituto  dell’esproprio a fini di “interesse pubblico” da parte delle autorità statali. Tali espropri, che colpiscono indistintamente proprietari montenegrini ed europei, risultano legati ad accordi commerciali e di investimento siglati dalle autorità montenegrine con investitori di Paesi terzi, che acquistano aree su cui sorgono proprietà private di comuni cittadini precedentemente espropriate.

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